via Fezzan 21, Roma
Categorie
blogmisto

Otto drink da Hemingway a D’Annunzio | Cocktail e drink di scrittori famosi

Ognuno di noi ha un cocktail preferito, ecco i drink preferiti di cinque scrittori famosi.

Un po’ di tempo fa abbiamo svolto una piccola ricerca per dedicare una cocktail list a degli scrittori, è stato divertente e ve la abbiamo voluta proporre qui!

Ernest Hemingway

Forse i suoi drink sono rimasti i più famosi (e i più numerosi). Nei suoi innumerevoli viaggi si è appassionato a molti cocktail e molti gliene sono stati dedicati.

Hemingway Special Daiquiri

‘La Floridita’ a L’Havana ha realizzato questo drink per lo scrittore. Per una rara malattia di cui soffriva e che poteva condurre al diabete, Hemingway aveva una particolare avversione allo zucchero. Ciò non gli tolse il piacere del bere, dopo che fu ideata per lui questa versione del daiquiri senza zucchero!

Mojito

Sempre quando era a L’Havana, Hemingway frequentava spesso La Bodeguita Del Medio: lì il suo drink preferito era il mojito. Tutt’ora è presente in questo famoso bar de L’Avana la nota scritta a mano da Hemingway” “My mojito in La Bodeguita, my daiquiri in El Floridita”

Montgomery Martini

Si dice che il Martini cocktail di Hemingway si preparasse avvicinando solamente la bottiglia aperta di vermouth al bicchiere, secchissimo. Anche nel capolavoro “Di là dal fiume e tra gli alberi” viene nominato il Martini cocktail, bevuto dal colonnello Cantwell all’Harry’s Bar di Venezia, “Very dry. Montgomerys. 15:1”. (Se vuoi prepararti un Martini a casa clicca qui!)

Gabriele D’annunzio

Nell’impresa di Fiume del 1919, D’Annunzio conobbe Nico Luxardo e grazie a lui scoprì un liquore inizialmente chiamato “Visna” e poi “Cherry Brandy”: oggi è un diffusissimo liquore di ciliegie marasche, il Sangue Morlacco di Luxardo. Il nome Sangue Morlacco fu coniato dal Vate che scriveva “il liquore cupo che alla mensa di Fiume chiamavo “Sangue Morlacco”.”

Truman Capote

Truman Capote che abbiamo amato per i capolavori “Colazione da Tiffany” e “A Sangue Freddo”, era innamorato a sua volta di quello che chiamava affezionatamente ‘il mio drink arancione’, lo Screwdriver. Un drink molto semplice da riprodurre, a base di arancia e vodka: magari non un capolavoro della miscelazione, ma Capote ne era semplicemente entusiasta.

Edgar Allan Poe

Cognac e Eggnog erano la passione di Edgar Allan Poe, anche se a suo dire non trovava piacere negli ‘stimolanti’ (alcol e oppio’) in cui così spesso follemente indulgeva. La famiglia Poe aveva anche una ricetta speciale per produrre l’eggnog. La particolarità più interessante di questa storia è quella del “Poe Toaster”. Infatti per oltre settant’anni una persona misteriosa ha visitato la tomba originale di Poe a Baltimore vestito di nero e con una sciarpa bianca, bevendo un bicchiere di Cognac e lasciando sulla tomba la bottiglia e tre rose rosse. Nel 2009 il Poe Toaster ha dedicato il suo ultimo brindisi al maestro del terrore e con grande dispiacere degli ormai numerosi fan non ha più fatto ritorno a partire dal 2010.

Charles Bukowski

La sua passione per l’alcol è praticamente rinomata. Bukowski vedeva il bere come un modo per evadere dalla routine quotidiana. In certi versi vedeva il bere come una forma particolare di suicidio, per il quale si poteva tornare alla vita il giorno dopo. Bukowski beveva qualsiasi cosa avesse a tiro, ma il suo “veleno” preferito era il boilermaker, uno shot di bourbon servito a testa in giù in una pinta di birra.

Ian Fleming

Nel primo romanzo della saga di James Bond, Casino Royale, 007 spiega al barman come avrebbe voluto il suo drink. In una profonda coppa da champagne, tre parti di Gordon gin, una di vodka, mezza parte di Kina Lillet, agitato con ghiaccio e poi aggiunga una sottile scorza di limone. Questo drink era il famoso Vesper Martini, chiamato così perché “una volta che lo hai assaggiato, non puoi più bere altro”.

Conosci altri drink e cocktail consacrati da scrittori famosi? Scrivici per email o nei commenti!

Scegli il tuo drink preferito dal nostro menù! Fatto? Adesso non ti rimane altro che ottenere fama e successo per essere inserito di diritto in questa lista! 😀

 

Categorie
blogmisto

Rimanere a casa non significa perdere le buone abitudini #2 | Cocktail da fare a casa

Continuiamo con “Cocktail da fare a casa”, se vi siete persi la prima parte la trovate qui.

Oggi vi spieghiamo come fare il Martini cocktail!

 

Martini Cocktail

E’ uno dei drink che amiamo di più, per la sua particolarità è meglio specificare prima il procedimento e dopo tutti gli ingredienti, che possono cambiare a seconda dei gusti!

Gli ingredienti e le proporzioni consigliate sono qualche paragrafo più in basso, se le vuoi leggere subito clicca qui.

Mixing glass

[bp_image image_id=”1568″ position=”overlapright” caption=”Mixing glass riempito di porto”]L’ideale sarebbe avere un mixing glass, ma visto che non è un oggetto comune potete usare qualsiasi barattolo di vetro o meglio ancora una brocca con beccuccio. Il più simile possibile alla foto qui di fianco. Ignorate il liquido rosso, è vino di Porto per un’altra preparazione, incredibilmente non abbiamo una foto della preparazione di un Martini cocktail, provvederemo a farne tantissime finita la quarantena!

Procedimento

Riempite subito il vostro mixing glass di ghiaccio oppure tenete il mixing glass in frigorifero prima di utilizzarlo. Freddare il mixing glass serve ad avere un controllo più preciso sulla diluizione del vostro drink. Fate lo stesso con una coppetta per ogni drink che state preparando, o piena di ghiaccio o in frigorifero.

Appena tolto il ghiaccio (o tirato fuori il mixing glass dal frigorifero) riempite con tutti gli ingredienti. Quanto? Ve lo spieghiamo tra poche righe!

A questo punto aggiungete nuovo ghiaccio, se riutilizzate il ghiaccio di prima viene un po’ peggio, ma non è sbagliato e di sicuro non vi veniamo a controllare. 😉

Stirring

A questo punto girate con un cucchiaio. Se a casa avete un cucchiaino lungo, come quelli da caffellatte per intenderci, è la cosa più simile ai nostri bar spoon. Non bisogna mescolare caoticamente, ma inserire il bar spoon tra perimetro del mixing glass e il ghiaccio e girare. Questa è la semplificazione casalinga di una tecnica chiamata stirring.

Dovreste mescolare in questo modo finchè il liquido non è abbastanza freddo, circa 15 secondi dovrebbero bastare. Ma quando pensate di aver stirrato abbastanza dovrete assaggiare per esserne certi.

Assaggio

Si assaggia estraendo il cucchiaio dal drink, poggiandolo con la parte bagnata sul dorso della mano che poi si porta alla bocca. Se siete a casa potete anche assaggiare direttamente dal cucchiaio, professionalmente non si fa per motivi che non serve che vi spieghiamo.

Se siete soddisfatti del risultato il vostro Martini è quasi pronto! Dovete solo travasarlo nella coppetta precedentemente freddata bloccando il ghiaccio nel vostro mixing glass.

Aggiungete eventuali garnish al bicchiere e servite immediatamente. Salute!

Ingredienti e proporzioni – Questione di gusti

Il Martini cocktail originale è a base di gin e vermouth dry. Aggiungere un dash di bitter orange (circa sei-otto gocce o un ottavo di cucchiaino) è un’ottima opzione. Se non avete il bitter orange non vi preoccupate: sarebbe opzionale anche se lo aveste a casa, figuriamoci se non lo avete.
Le proporzioni tra gin e vermouth sono molto variabili, dal ‘wet’ che ha proporzioni 2:1 (una tazzina di gin e mezza di vermouth) al Martini in and out (si mette il vermouth nel mixing glass e poi si toglie, in questo modo rimane solo ‘bagnato’ di vermouth).

Una proporzione che vi consigliamo di provare è sicuramente quella 6:1, una tazzina scarsa di gin (60 ml) e un cucchiaio di vermouth (10 ml), ma appunto sono tutte valide. Il nostro gusto personale favorisce versioni più secche.

Garnish

Le guarnizioni classiche sono la zest (scorza) di limone o le olive.

Per la zest vi consigliamo di ripiegarla leggermente su se stessa in modo da far uscire gli oli essenziali sul drink, poi potete strofinarla sul bordo del bicchiere e sullo stelo della vostra coppa martini e poi appoggiarlo o incastrarlo sull’estremità o metterlo nel bicchiere oppure buttarlo.

Per le olive invece è sufficiente aggiungerle al drink, preferibilmente su uno stecchino. Un’ulteriore variante è il Dirty Martini in cui inizialmente si aggiunge anche un po’ (un cucchiaino) di salamoia delle olive. E’ questione di gusti e di giuste proporzioni, se fatto male però il risultato è tremendo, siete avvisati! 🙂

Martini a base vodka

Potete anche usare la vodka al posto del gin, il risultato sarà meno aromatico in quanto mancheranno le botaniche del gin.

Vesper Martini

Il famoso Vesper Martini, inventato da Ian Fleming e ordinato da James Bond in Casinò Royale è una interessante variazione del Martini che unisce sia il gin che la vodka. La ricetta prevede “tre parti di gin, una di vodka, mezza di kina lillet. Agitato con ghiaccio, e aggiunga una sottile scorza di limone”.

Purtroppo per quanto ne sappiamo il Kina Lillet non viene più prodotto e andrebbe sostituito da Lillet Blanc e china. Non è molto comune avere questi ingredienti e lo shaker in casa e forse dovrete aspettare di venirci a trovare per provarlo. Nel frattempo potete divertirvi con gli altri Martini!

A presto da parte di tutto lo staff!

[bp_video video_type=”self-hosted” video_url=”https://www.youtube.com/watch?v=uuRKTvAs_ns”][/bp_video]

Condividi con noi i tuoi drink!

Non vediamo l’ora che questa crisi finisca, sappiamo di avere una clientela fantastica e ci manca moltissimo stare in mezzo a tutti voi.

Per sentirci un po’ più vicini, anche se non ci possiamo vedere, condividi con noi i drink che provi a casa!
Taggaci su Instagram con @mistoroma o su Facebook per farci sapere cosa stai bevendo o per chiederci altre ricette!

A presto da parte di tutto lo staff!

Categorie
blogmisto

Ghiaccio e cocktail | Un ingrediente da non sottovalutare

Il ghiaccio è uno degli ingredienti fondamentali per qualsiasi cocktail, eppure spesso si tende a sottovalutarne l’importanza. Quando abbiamo deciso di dedicare un post al ghiaccio pensavamo che sarebbe bastato scriverlo: lo usiamo tutti i giorni e lo conosciamo bene, easy peasy.
Solo non ci aspettavamo di ritrovarci con così tante cose FONDAMENTALI da dire e di trovare così difficile decidere cosa dire e cosa no, cercando di evitare di trasformare un breve post divulgativo in un trattato monografico diviso in sei volumi. Ci sarebbe da dire di più, non lo faremo oggi.

A cosa serve?

A freddare (ovviamente), a diluire nella misura desiderata e a creare la giusta texture nei drink shakerati.

Perché? Riguardo al freddare, oltre all’ovvio, la giusta temperatura di servizio ha anche la funzione di preparare il palato a percepire i gusti in maniera diversa.
A differenza di quanto si potrebbe pensare, la parte più significativa del raffreddamento di un drink NON è dovuta alla temperatura del ghiaccio, bensì al suo discioglimento. Infatti il grosso del calore che il ghiaccio assorbe è il cosiddetto calore latente, ossia l’energia che (in questo caso) il ghiaccio assorbe per passare dallo stato solido a quello liquido.

Diluire: Raffreddamento e diluizione vanno di pari passo, ma diluire un drink serve a smorzare l’aggressività dell’alcol sul palato. Aggiungere acqua permette quindi di percepire meglio i sapori e a rendere più gradevole ed ‘equilibrato’ il drink.

In alcuni casi ha un’influenza sulla texture: in particolare nei cocktail shakerati. Forma e dimensione del ghiaccio influenzano come il drink viene areato all’interno dello shaker. E’ un argomento interessante sul quale faremo senz’altro un approfondimento in futuro!

Forma e dimensioni del ghiaccio

Indipendentemente dalla forma del ghiaccio, il suo scioglimento e il conseguente raffreddamento del fluido circostante sono legati: 1 kg di ghiaccio tritato assorbirà la stessa energia (80 kcal) che se fosse un unico blocco di pari massa. L’effetto che la forma del ghiaccio (o la sua superficie) ha su un cocktail è collegato principalmente alla velocità con cui si scioglie. Infatti il cambiamento di stato da solido (ghiaccio) a liquido (acqua) avviene in superficie. Ciò comporta che maggiore è la superficie e maggiore sarà la velocità di scambio di calore e di diluizione del drink.

 

Cosa vuoi sapere sul ghiaccio nel tuo drink

  • Il bicchiere deve essere PIENO di ghiaccio: mettere molto ghiaccio non serve a risparmiare sugli altri ingredienti [anzi è un costo in più!]

Estetica: un bicchiere con dentro il ghiaccio a metà è brutto, crediamo fermamente sia una delle regole fondamentali che regolano l’universo.

Uniformità: il ghiaccio immerso nel drink ‘fredda’ il drink nei punti di contatto con la superficie del ghiaccio; quindi se il ghiaccio non è sufficiente, galleggerà nel drink e si avranno temperature diverse in diversi punti del bicchiere.

 

  • Tipo di ghiaccio: la superficie del ghiaccio è direttamente proporzionale alla quantità di calore assorbita dal cocktail e quindi alla sua diluizione. A parità di massa, cubi di ghiaccio più grandi diluiranno meno velocemente, in più… sono belli! A parte alcuni drink come il Mint Julep, noi preferiamo usare sempre cubi grandi (e tassativamente pieni!), usiamo spesso il ghiaccio tritato, ma prevalentemente come garnish.

Come già detto, ci sarebbe tanto in più da dire, ma ci è venuta sete… se volete ne continuiamo a parlare al bancone!

 

 

 

[Se vuoi approfondire questo argomento (e molti altri) ti consigliamo di leggere “Liquid Intelligence” di Dave Arnold, davvero una bella lettura tecnica di cosa c’è dietro e dentro un drink.]

Categorie
blogmisto

Perché dobbiamo ringraziare la malaria per il Gin Tonic | La Storia

La storia del gin & tonic è una delle nostre storie preferite, ma soprattutto è una storia a lieto fine 😀 (visto che finisce con noi che beviamo gin tonic e non abbiamo la malaria!)

[bp_quote author=”Sir Winston Churchill” text=”Il gin e tonic ha salvato più vite, e menti, inglesi che tutti i dottori nel regno” style=”block” quote_font=”custom_e”][/bp_quote]La nascita del Gin

La prima traccia sul gin che abbiamo trovato è di Philippus Hermanni, che già nel 1552 citava l’Aqua Juniperi. Ciononostante, molti accreditano l’invenzione del gin a Francisco Della Boe, quasi cento anni dopo.

Molti ne riconoscono addirittura un’origine italiana in quanto nel Compendium Salernitanum (non Salernita come purtroppo si legge spesso) del XII secolo si parla di un distillato del vino infuso di ginepro.

L’arrivo in Inghilterra

Ad ogni modo, per arrivare al nostro amato gin e tonic si deve aspettare ancora qualche secolo.

Sembrerebbe che gli inglesi siano venuti in contatto con il gin per la prima volta durante la Guerra dei Trent’anni, nella prima metà del ‘600.

Stupiti dalla calma o dal coraggio dimostrato dai soldati olandesi che assumevano questa bevanda prima della battaglia, la chiamarono ‘Dutch Courage’ (Coraggio Olandese), oggi lo chiamiamo gin!

In Inghilterra arrivò quindi il gin, fu un successo incredibile, con non pochi problemi di alcolismo popolare.

Gin Tonic e Malaria – 1857

Nella seconda metà del XIX secolo l’Inghilterra prese il controllo dell’India, dove era molto diffusa la malaria. Per curare la malaria il miglior farmaco è stato il chinino, fino all’invenzione della clorochina.

Per gli inglesi residenti in India era un farmaco fondamentale e veniva utilizzato come ‘acqua tonica’, disciolto in acqua. Il sapore del chinino è però incredibilmente amaro e difficilmente veniva bevuto volentieri.

Fu così che gli inglesi iniziarono, oltre a disciogliere il chinino in acqua, ad aggiungervi il loro distillato preferito, il gin!! Viva la serendipità che ci ha regalato il gin tonic. 😀

Il Gin & tonic oggi

Il gin tonic è diventato una delle bevande più apprezzate e diffuse oggi e poche volte è più opportuno dire che non tutti i mali vengono per nuocere!

Ci teniamo a precisare una cosa: nelle acque toniche di oggi la percentuale di chinino è bassissima e servirebbe bere circa sessantasette litri di gin tonic al giorno per assumere chinino sufficiente a proteggersi dalla malaria. Quindi non saltate le vostre pillole antimalariche nel vostro prossimo viaggio, indipendentemente da quanto gin e tonic beviate!

Dopo questa bella storia ti è venuta sete? Ti aspettiamo al bancone per provare la nostra selezione di Gin e tonic water!

Se invece vuoi scoprire la nascita dell’aperitivo all’italiana clicca qui!

Categorie
blogmisto

L’aperitivo all’Italiana

Tutto quello che avreste voluto sapere dell’aperitivo all’italiana (ma non avete mai osato chiedere).

Tutti amiamo l’aperitivo! È il rituale perfetto per il dopolavoro, per prepararsi alla cena o per incontrarsi con partner o amici durante la settimana e non solo.

Ma come nasce questo momento fantastico della giornata e qual è il modo giusto (storicamente parlando) per fare o organizzare un aperitivo?

Prepararsi a mangiare

Che alcune erbe, infusi e bevande aiutino a sviluppare l’appetito è storia vecchia, anzi antica! Già i greci Ippocrate e Diàdoco di Fotica prescrivevano (o sconsigliavano) delle erbe per l’influenza che avevano sull’appetito. Così anche i romani Galeno e Plinio il Vecchio consideravano il vino aromatizzato un rimedio efficace ad ampio spettro e il termine stesso “aperitivo” sembrerebbe derivare dal latino aperire, ossia aprire.

Questa considerazione del vino aromatizzato è sopravvissuta a lungo, ma l’aperitivo è diventato un vero e proprio cult della nostra cultura a partire dal 1786.

Torino, 1786

Il merito del rilancio dell’aperitivo è del piemontese Antonio Benedetto Carpano. Nel 1786 Carpano inventò il Vermouth, un vino fortificato e addizionato di erbe e spezie (in futuro gli dedicheremo senz’altro qualche pagina). Il successo fu incredibile: di lì a breve la bottega di Carpano dovette rimanere aperta ventriquattr’ore su ventiquattro. Velocemente la moda dell’aperitivo si diffuse nelle altre città italiane e poi in Europa.

In molte altre città italiane e anche all’estero si iniziò a produrre vermouth, ma nacquero anche molte altre bevande, sia in Italia che all’estero da usare come aperitivo.

Aperitivo all’italiana

Oltre alla incredibile diffusione dell’aperitivo nacquero grandi cocktail come il Milano Torino, il Negroni e tantissimi altri grandi classici.

L’aperitivo oltre che una bevanda è diventato un simbolo del fine giornata, un momento che prepara alla cena e che ci permette di rilassarci prima di tornare a casa o di iniziare la serata.

Il grande successo dell’aperitivo deriva anche dall’essere un appuntamento raffinato, che fin dall’inizio della sua storia è stato abbracciato dalla nobiltà, poi imitata dal popolo tutto.

Come fare aperitivo?

Non esiste un modo sbagliato per fare aperitivo! Storicamente pre-dinner, oggi non svolge più il ruolo originario di sviluppo dell’appetito e anzi alcune volte sostituisce la cena. Nel nostro locale abbiamo studiato a lungo per creare un aperitivo indimenticabile a Roma. Non esiste un modo sbagliato, ma secondo noi esiste senza dubbio un modo GIUSTO di fare aperitivo!

Non ti racconteremo qui il nostro aperitivo, ma se vuoi scoprire di più clicca qui!