via Fezzan 21, Roma
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Less Plastic More Misto

Come funziona il nostro sistema “Less Plastic More Misto”?

E’ un sistema di vuoto a rendere: lo abbiamo voluto il più semplice e classico possibile.

A ogni consegna potrai decidere di restituirci i vassoi dell’ordine precedente.

Noi ti daremo un coupon del valore di 2 Euro e ci occuperemo di sanificarle e riutilizzarle: ogni tavoletta è stata certificata come riutilizzabile in un test di riutilizzo fino a 20 volte.

Puoi scegliere se lasciarle ai nostri corrieri all’ordine successivo o di riportarcele tu se preferisci.

Puoi scegliere di utilizzare il coupon come preferisci: sia sul nostro sito che nel nostro locale e sono cumulabili tra di loro.

Puoi anche scegliere di non ridarci i vassoi e di utilizzarli a casa tua se ti piacciono, l’importante, per noi, è che non finiscano buttati.

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Le ragioni di una scelta.

Abbiamo fortemente voluto un delivery diverso e lo abbiamo voluto diverso anche nella strategia per ridurre la nostra plastic footprint.

Moltissimi nostri colleghi preferiscono utilizzare carta o materiali compostabili e noi rispettiamo moltissimo il loro impegno, ma non ci sembrava la soluzione migliore per noi.

Abbiamo scelto accuratamente un packaging che non incidesse negativamente sull’esperienza e che comunque si assumesse una responsabilità ambientale essendo stato testato e certificato per essere riutilizzabile fino a 20 volte.

L’impegno nella comunicazione green non deve superare l’impegno per il green.

Pensiamo che acquistare un certo numero di packaging e poi ricomprarlo solo quando risulta davvero impossibile riutilizzarli risponda meglio a una logica di circolarità e buon senso.

Conosciamo bene il costo della plastica e ci impegneremo a smaltirli quando necessario.
L’utilizzo della carta non fa per noi: è impossibile riciclare carta sporca e spesso si rischia di rendere non riciclabile anche carta ‘pulita’ smaltendoli insieme, i nuovi materiali compostabili potrebbero essere il futuro, ma i problemi nascosti in un’ottica di consumo lineare e non ciclico sono molti: dai costi ambientali di smaltimento a quelli di produzione e trasporto continui per un packaging che comunque risponde all’idea di usa-e-getta.

Non ci verrebbe mai in mente di utilizzare dei piatti compostabili a casa per la vita di tutti i giorni. E’ in quest’ottica che ci è sembrata la scelta migliore.

Speriamo che anche tu ci voglia aiutare in questo impegno!

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Un delivery diverso è possibile | Nasce il primo experience delivery a Roma

Un delivery diverso da tutti gli altri è possibile?

Fino a poco tempo fa avremmo risposto: sostanzialmente no.

Quando è arrivato il lockdown non abbiamo attivato il nostro delivery perché pensiamo che la preparazione del cibo e dei drink non sia l’unica cosa per cui esiste il nostro locale. La qualità del cibo e dei drink è una condizione necessaria, ma non sufficiente per avere un locale di successo. Siamo sicuri esista un discorso più profondo: un discorso di esperienza vissuta nel locale.

Convinti di questo, quando ci siamo trovati costretti a chiudere abbiamo capito che non aveva senso consegnare il nostro cibo e i nostri drink senza poter far vivere il locale.

Un bel giorno abbiamo cambiato idea

Non ricordiamo bene come sia successo. Ne parlavamo e ci si siamo ripetuti che non aveva senso fare food delivery: portare cibo a casa. Ci saremmo rifiutati finché non ci saremmo inventati un modo per portare qualcosa in più.

Inventare un modo per portare un’esperienza. Quando lo abbiamo detto pensavamo avrebbe avuto quel suono assurdo tipo: “non lo faremmo per meno di un milione di Dollari.” E così pensavamo che sarebbe stato, una condizione paradossale e impossibile da sconfiggere, una provocazione.

Il nostro problema è che quelle parole ci sono rimaste in testa.

Un delivery diverso da tutti gli altri è possibile

Food delivery o più semplicemente cibo a domicilio, non lo faremo mai. Abbiamo inventato il primo Experience Delivery a Roma, forse il primo in assoluto. Un delivery che punta, seppur in piccolo, a far vivere ai nostri clienti e ai nostri amici l’esperienza che si respira da Misto.

No, non è quella cosa per cui ti mandiamo gli ingredienti e poi cucini tu.

Lo rispettiamo, ma non è quello che abbiamo in mente noi. Quando una persona entra da Misto non ci passa nemmeno per la testa di accompagnarlo in cucina per farlo cucinare da sé. Per i cocktail magari potremmo creare un evento ad hoc per diffondere la cultura della miscelazione e per “giocare” un po’, ma per il resto non ci pensiamo proprio. Non diciamo che sia una cosa brutta da fare, ci sono dei nostri colleghi che hanno creato dei concept bellissimi in questa direzione. Semplicemente non è quello che intendiamo fare noi.

Nasce il primo Experience Delivery di Roma

Vogliamo trasmettere l’esperienza che si vive entrando da Misto, si ordinano delle Misticanze e uno dei nostri cocktail. Stare in pace, in convivialità. Non doversi preoccupare di niente. Da Misto si inizia col fare un aperitivo e ci si ritrova col fare una vera e propria degustazione di tante piccole portate di grande gusto. Come facciamo?

Le parole non bastano davvero a descriverlo: passiamo ai fatti.

Ecco il primo Experience Delivery di Roma, forse il primo in assoluto.

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Otto drink da Hemingway a D’Annunzio | Cocktail e drink di scrittori famosi

Ognuno di noi ha un cocktail preferito, ecco i drink preferiti di cinque scrittori famosi.

Un po’ di tempo fa abbiamo svolto una piccola ricerca per dedicare una cocktail list a degli scrittori, è stato divertente e ve la abbiamo voluta proporre qui!

Ernest Hemingway

Forse i suoi drink sono rimasti i più famosi (e i più numerosi). Nei suoi innumerevoli viaggi si è appassionato a molti cocktail e molti gliene sono stati dedicati.

Hemingway Special Daiquiri

‘La Floridita’ a L’Havana ha realizzato questo drink per lo scrittore. Per una rara malattia di cui soffriva e che poteva condurre al diabete, Hemingway aveva una particolare avversione allo zucchero. Ciò non gli tolse il piacere del bere, dopo che fu ideata per lui questa versione del daiquiri senza zucchero!

Mojito

Sempre quando era a L’Havana, Hemingway frequentava spesso La Bodeguita Del Medio: lì il suo drink preferito era il mojito. Tutt’ora è presente in questo famoso bar de L’Avana la nota scritta a mano da Hemingway” “My mojito in La Bodeguita, my daiquiri in El Floridita”

Montgomery Martini

Si dice che il Martini cocktail di Hemingway si preparasse avvicinando solamente la bottiglia aperta di vermouth al bicchiere, secchissimo. Anche nel capolavoro “Di là dal fiume e tra gli alberi” viene nominato il Martini cocktail, bevuto dal colonnello Cantwell all’Harry’s Bar di Venezia, “Very dry. Montgomerys. 15:1”. (Se vuoi prepararti un Martini a casa clicca qui!)

Gabriele D’annunzio

Nell’impresa di Fiume del 1919, D’Annunzio conobbe Nico Luxardo e grazie a lui scoprì un liquore inizialmente chiamato “Visna” e poi “Cherry Brandy”: oggi è un diffusissimo liquore di ciliegie marasche, il Sangue Morlacco di Luxardo. Il nome Sangue Morlacco fu coniato dal Vate che scriveva “il liquore cupo che alla mensa di Fiume chiamavo “Sangue Morlacco”.”

Truman Capote

Truman Capote che abbiamo amato per i capolavori “Colazione da Tiffany” e “A Sangue Freddo”, era innamorato a sua volta di quello che chiamava affezionatamente ‘il mio drink arancione’, lo Screwdriver. Un drink molto semplice da riprodurre, a base di arancia e vodka: magari non un capolavoro della miscelazione, ma Capote ne era semplicemente entusiasta.

Edgar Allan Poe

Cognac e Eggnog erano la passione di Edgar Allan Poe, anche se a suo dire non trovava piacere negli ‘stimolanti’ (alcol e oppio’) in cui così spesso follemente indulgeva. La famiglia Poe aveva anche una ricetta speciale per produrre l’eggnog. La particolarità più interessante di questa storia è quella del “Poe Toaster”. Infatti per oltre settant’anni una persona misteriosa ha visitato la tomba originale di Poe a Baltimore vestito di nero e con una sciarpa bianca, bevendo un bicchiere di Cognac e lasciando sulla tomba la bottiglia e tre rose rosse. Nel 2009 il Poe Toaster ha dedicato il suo ultimo brindisi al maestro del terrore e con grande dispiacere degli ormai numerosi fan non ha più fatto ritorno a partire dal 2010.

Charles Bukowski

La sua passione per l’alcol è praticamente rinomata. Bukowski vedeva il bere come un modo per evadere dalla routine quotidiana. In certi versi vedeva il bere come una forma particolare di suicidio, per il quale si poteva tornare alla vita il giorno dopo. Bukowski beveva qualsiasi cosa avesse a tiro, ma il suo “veleno” preferito era il boilermaker, uno shot di bourbon servito a testa in giù in una pinta di birra.

Ian Fleming

Nel primo romanzo della saga di James Bond, Casino Royale, 007 spiega al barman come avrebbe voluto il suo drink. In una profonda coppa da champagne, tre parti di Gordon gin, una di vodka, mezza parte di Kina Lillet, agitato con ghiaccio e poi aggiunga una sottile scorza di limone. Questo drink era il famoso Vesper Martini, chiamato così perché “una volta che lo hai assaggiato, non puoi più bere altro”.

Conosci altri drink e cocktail consacrati da scrittori famosi? Scrivici per email o nei commenti!

Scegli il tuo drink preferito dal nostro menù! Fatto? Adesso non ti rimane altro che ottenere fama e successo per essere inserito di diritto in questa lista! 😀

 

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Rimanere a casa non significa perdere le buone abitudini #2 | Cocktail da fare a casa

Continuiamo con “Cocktail da fare a casa”, se vi siete persi la prima parte la trovate qui.

Oggi vi spieghiamo come fare il Martini cocktail!

 

Martini Cocktail

E’ uno dei drink che amiamo di più, per la sua particolarità è meglio specificare prima il procedimento e dopo tutti gli ingredienti, che possono cambiare a seconda dei gusti!

Gli ingredienti e le proporzioni consigliate sono qualche paragrafo più in basso, se le vuoi leggere subito clicca qui.

Mixing glass

[bp_image image_id=”1568″ position=”overlapright” caption=”Mixing glass riempito di porto”]L’ideale sarebbe avere un mixing glass, ma visto che non è un oggetto comune potete usare qualsiasi barattolo di vetro o meglio ancora una brocca con beccuccio. Il più simile possibile alla foto qui di fianco. Ignorate il liquido rosso, è vino di Porto per un’altra preparazione, incredibilmente non abbiamo una foto della preparazione di un Martini cocktail, provvederemo a farne tantissime finita la quarantena!

Procedimento

Riempite subito il vostro mixing glass di ghiaccio oppure tenete il mixing glass in frigorifero prima di utilizzarlo. Freddare il mixing glass serve ad avere un controllo più preciso sulla diluizione del vostro drink. Fate lo stesso con una coppetta per ogni drink che state preparando, o piena di ghiaccio o in frigorifero.

Appena tolto il ghiaccio (o tirato fuori il mixing glass dal frigorifero) riempite con tutti gli ingredienti. Quanto? Ve lo spieghiamo tra poche righe!

A questo punto aggiungete nuovo ghiaccio, se riutilizzate il ghiaccio di prima viene un po’ peggio, ma non è sbagliato e di sicuro non vi veniamo a controllare. 😉

Stirring

A questo punto girate con un cucchiaio. Se a casa avete un cucchiaino lungo, come quelli da caffellatte per intenderci, è la cosa più simile ai nostri bar spoon. Non bisogna mescolare caoticamente, ma inserire il bar spoon tra perimetro del mixing glass e il ghiaccio e girare. Questa è la semplificazione casalinga di una tecnica chiamata stirring.

Dovreste mescolare in questo modo finchè il liquido non è abbastanza freddo, circa 15 secondi dovrebbero bastare. Ma quando pensate di aver stirrato abbastanza dovrete assaggiare per esserne certi.

Assaggio

Si assaggia estraendo il cucchiaio dal drink, poggiandolo con la parte bagnata sul dorso della mano che poi si porta alla bocca. Se siete a casa potete anche assaggiare direttamente dal cucchiaio, professionalmente non si fa per motivi che non serve che vi spieghiamo.

Se siete soddisfatti del risultato il vostro Martini è quasi pronto! Dovete solo travasarlo nella coppetta precedentemente freddata bloccando il ghiaccio nel vostro mixing glass.

Aggiungete eventuali garnish al bicchiere e servite immediatamente. Salute!

Ingredienti e proporzioni – Questione di gusti

Il Martini cocktail originale è a base di gin e vermouth dry. Aggiungere un dash di bitter orange (circa sei-otto gocce o un ottavo di cucchiaino) è un’ottima opzione. Se non avete il bitter orange non vi preoccupate: sarebbe opzionale anche se lo aveste a casa, figuriamoci se non lo avete.
Le proporzioni tra gin e vermouth sono molto variabili, dal ‘wet’ che ha proporzioni 2:1 (una tazzina di gin e mezza di vermouth) al Martini in and out (si mette il vermouth nel mixing glass e poi si toglie, in questo modo rimane solo ‘bagnato’ di vermouth).

Una proporzione che vi consigliamo di provare è sicuramente quella 6:1, una tazzina scarsa di gin (60 ml) e un cucchiaio di vermouth (10 ml), ma appunto sono tutte valide. Il nostro gusto personale favorisce versioni più secche.

Garnish

Le guarnizioni classiche sono la zest (scorza) di limone o le olive.

Per la zest vi consigliamo di ripiegarla leggermente su se stessa in modo da far uscire gli oli essenziali sul drink, poi potete strofinarla sul bordo del bicchiere e sullo stelo della vostra coppa martini e poi appoggiarlo o incastrarlo sull’estremità o metterlo nel bicchiere oppure buttarlo.

Per le olive invece è sufficiente aggiungerle al drink, preferibilmente su uno stecchino. Un’ulteriore variante è il Dirty Martini in cui inizialmente si aggiunge anche un po’ (un cucchiaino) di salamoia delle olive. E’ questione di gusti e di giuste proporzioni, se fatto male però il risultato è tremendo, siete avvisati! 🙂

Martini a base vodka

Potete anche usare la vodka al posto del gin, il risultato sarà meno aromatico in quanto mancheranno le botaniche del gin.

Vesper Martini

Il famoso Vesper Martini, inventato da Ian Fleming e ordinato da James Bond in Casinò Royale è una interessante variazione del Martini che unisce sia il gin che la vodka. La ricetta prevede “tre parti di gin, una di vodka, mezza di kina lillet. Agitato con ghiaccio, e aggiunga una sottile scorza di limone”.

Purtroppo per quanto ne sappiamo il Kina Lillet non viene più prodotto e andrebbe sostituito da Lillet Blanc e china. Non è molto comune avere questi ingredienti e lo shaker in casa e forse dovrete aspettare di venirci a trovare per provarlo. Nel frattempo potete divertirvi con gli altri Martini!

A presto da parte di tutto lo staff!

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Rimanere a casa non significa perdere le buone abitudini | Cocktail da fare a casa

Oggi nasce “Cocktail da fare a casa”, una nuova rubrica di questo blog.

Non ci possiamo vedere, ma ci possiamo sentire vicini.

Rimanere a casa il più possibile è fondamentale per combattere il covid-19, ma rimanere a casa non significa perdere le buone abitudini!

Ieri abbiamo fatto una videoconferenza con i nostri barman Andrea & Andrea per trovare un modo per essere con voi anche non potendoci incontrare dal vivo. Sono uscite tante belle idee, oggi iniziamo con la prima che abbiamo realizzato.

Abbiamo deciso di pubblicare qui alcuni cocktail che potete fare a casa o come li potete modificare con ingredienti più semplici da trovare.

Ecco qui i primi cinque:

Gin & Tonic

Il long drink per eccellenza, potete trovarne l’incredibile storia qui. Come moltissimi long drink estremamente semplice da fare, ma ci sono alcune accortezze per evitare di ritrovarsi catapultati nelle feste da teenager a cui abbiamo tutti partecipato da più piccoli.

Per prima cosa mettere il gin. Quanto Gin? Non esiste una misura esatta, noi consigliamo qualcosa tra 50 e 70ml in un bicchiere da 300ml totali. In pratica una tazzina da caffè non del tutto piena in un bicchiere d’acqua molto grande.

Dopodiché riempire il bicchiere di ghiaccio fino all’orlo e immediatamente dopo aggiungere l’acqua tonica a piacere. Questo secondo noi è l’ordine migliore per inserire gli ingredienti, non si annacqua di diluizione il gin, non si perde la frizzantezza della tonica e è più facile raggiungere a occhio una proporzione corretta tra i tre ingredienti. Potete scegliere la garnish che preferite. Io che scrivo preferisco il mio G&T senza nessun garnish, scorza di lime e di limone altrimenti vanno per la maggiore.

Per gusto personale vi sconsigliamo di esagerare con troppi garnish o garnish troppo creativi. Nel caso del Gin & Tonic secondo noi vale il motto: “less is more”!

Milano-Torino

Un drink ottimo e semplicissimo.

Mettete circa 50 ml di Campari o altro bitter rosso e 50 ml di vermouth rosso (se avete un misurino noi consigliamo 45ml e 45ml), quindi aggiungete il ghiaccio fino a riempire il bicchiere. A questo punto mescolate per venti o trenta secondi (se avete cubi di ghiaccio particolarmente piccoli o forati anche qualcosa di meno) per ottenere la corretta diluizione.

In coppetta o on the rocks? E’ questione di gusti. Per berlo on the rocks sarà sufficiente aggiungere un altro cubo o due di ghiaccio per avere nuovamente il bicchiere pieno, per berlo in coppa dovete travasare il liquido in una coppetta lasciando il ghiaccio nel contenitore che avete usato per mescolare il drink. On the rocks il drink rimarrà più freddo, ma poco a poco di diluirà troppo, in coppetta il drink manterrà le stesse proporzioni di acqua, bitter e vermouth, ma poco a poco si scalderà. Se volete berlo in coppetta noi consigliamo di freddare prima la coppetta o con del ghiaccio o in frigorifero. In alternativa potreste togliere il ghiaccio dal bicchiere che avete usato, non tutti hanno le coppette a casa e in questo modo il bicchiere sarà già freddo!

Americano

Tutto il procedimento è identico a quello per il Milano Torino, soltanto si aggiunge un po’ di soda all’ultimo. Cosa è in realtà la soda? Acqua molto molto frizzante, se non la riuscite a comprare la potete fare a casa se avete un soda stream oppure usate dell’acqua frizzante qualsiasi, basta che sia il più frizzante possibile.

Negroni

Anche qui tutto il procedimento è identico a quello per il Milano Torino, soltanto si aggiungono altri 50ml di gin oltre a vermouth e bitter rosso. Aggiungeteli PRIMA di mescolare e godetevi uno dei drink più buoni di tutti i tempi!

Mojito

Il mojito è un drink sufficientemente facile da fare, ma che spesso vediamo fatto un po’ “così così”. Altre persone vi potrebbero dire di farlo in maniera diversa. Noi vi consigliamo di farlo così a casa. Chi ha provato il mojito da Misto sa che si può fidare.

Anche se vi piace la menta, 10-12 foglioline andranno bene, non esagerate e mettetele sul fondo del bicchiere. Aggiungete alla menta un goccio di soda (o acqua molto frizzante) per far rilasciare alla menta il suo aroma. Se non volete fare lo sciroppo di zucchero, aggiungete adesso due cucchiaini di zucchero.

A questo punto mettete circa 60 ml di Rum (una tazzina da caffè piena un po’ più di metà) preferibilmente chiaro o invecchiato tre anni, ma se avete solo altri rum capiremo l’emergenza. 😉
Insieme al rum aggiungete un cucchiaio abbondante di succo di lime (30 ml) e due o tre cucchiaini di sciroppo di zucchero di canna (se non avete aggiunto prima lo zucchero).

Prima di aggiungere il ghiaccio assaggiate il drink per vedere se è ben bilanciato e di vostro gusto ed eventualmente aggiustate con altro lime o altro zucchero liquido.

Ora aggiungete il ghiaccio a cubi e mescolate con un cucchiaino lungo (o un cucchiaio) per otto o dieci secondi per diluire. Per rendere il vostro mojito ancora più bello potete a questo punto riempire il bicchiere fino all’orlo con del ghiaccio tritato e un ramoscello di menta!

Sciroppo di zucchero

Fare lo sciroppo di zucchero è semplicissismo. In un pentolino mettete acqua e zucchero in proporzione 1:2, quindi 100ml di acqua per 200 grammi di zucchero. Scaldate l’acqua mentre mescolate e fate sciogliere lo zucchero. Una volta disciolto avrete ottenuto lo sciroppo di zucchero, fatelo raffreddare prima di usarlo nei vostri drink!

NdB: Se volete usare lo zucchero anziché lo sciroppo, vi consigliamo di usare lo zucchero di canna ultrafino (è bianco e in molti supermercati si trova) oppure è meglio usare lo zucchero normale. Lo zucchero di canna “da caffè” che siamo abituati a vedere fa un po’ di resistenza a sciogliersi nei liquidi freddi. E sì, NdB sta per nota del barman 😀

Variazione sul mojito

Se volete potete provare a sostituire il rum con la tequila, è una variazione che non abbiamo ancora mai provato.

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Hummus! Un po’ di storia e una ricetta diversa

L’hummus, storia e ricetta atipica di un piatto che ci affascina. Partiamo dal principio!

Tutti sanno cosa è, ma come è fatto?

L’hummus è una crema di ceci tipica del medio oriente, il nome stesso ‘hummus’ in arabo significa ceci. Può essere sia un antipasto che una salsa o un contorno, in ogni caso è delizioso. Il suo nome completo in realtà è hummus b’tahini, ossia ceci con tahina, ma non siamo abituati a chiamare nessuno per nome e cognome. 😀 La tahina è infatti una crema di sesamo bianco ed è il secondo ingrediente principale nell’hummus! Da un po’ di anni ci siamo innamorati dell’hummus: è successo all’improvviso, il giorno prima poteva non esistere e dal giorno dopo ci siamo ritrovati a mangiarlo settimanalmente! Un bel giorno ci siamo accorti che ne volevamo sapere di più.

Hummus e storia si intrecciano con la civiltà mediterranea e molte nazioni ne rivendicano l’invenzione

Quasi tutti i paesi mediorientali ne hanno rivendicato la parternità: Libano, Turchia, Siria e Israele. I ceci esistono da ‘sempre’ in Medio Oriente, sembrerebbe che in Turchia esistessero già diecimila anni fa e in ogni caso sono stati uno dei primi legumi coltivati. La tahina è invece presente già nei libri di cucina arabi del XIII secolo, ma la combinazione tra questi due ingredienti, che ha reso famoso l’hummus, non ha origine certa.

Hummus,  guerra e pace

Addirittura nel 2008 ci fu la ormai leggendaria ‘Guerra dell’Hummus’, il Libano accusò infatti Israele di appropriazione culturale perché Tel-Aviv commercializzava dell’hummus come ricetta israeliana. Tra scontri legali per il diritto d’autore e richieste all’Unione Europea per il riconoscimento d’origine dell’hummus, non sappiamo come o perché, ma la sfida divenne davvero divertente quando entrambi i paesi decisero di giocare a chi ‘faceva l’hummus più grosso’, in modo da finire nel Guinness World Record. Il record iniziale fu del Libano con un hummus da 2000kg, Israele rispose rapidamente con un hummus da 4000kg e poi nel 2010 il Libano riprese il ‘titolo’ con un hummus da 10,450kg. A quel punto Israele inizio a vendere cartoline per turisti indicando l’hummus come ‘lo snack nazionale di Israele’.

Hummus Day

Mentre per noi europei questo teatrino poteva essere solo molto divertente, in medio oriente l’hummus è davvero una cosa seria! Dal 2012 è stato utilizzato come mezzo di condivisione per la pace in Medio Oriente con l’hummus day, una manifestazione pensata sia per divulgare la cultura mediorientale che per unirne i popoli che, religione a parte, condividono grande parte della loro cultura. Ora che abbiamo parlato della storia dell’hummus possiamo parlare della nostra ricetta!

Il Nostro Hummus

In questo periodo a Roma è abbastanza facile trovare hummus, anche buoni. E’ per questo che quando abbiamo deciso di inserire l’hummus nel nostro menù abbiamo sentito il bisogno di renderlo nostro e speciale! L’aggiunta della rapa rossa dona un tocco di dolcezza insieme allo yogurt di soia che però si bilancia con il pepe di Sichuan, il lime e il timo.[bp_image image_id=”1565″ position=”overlapleft”][/bp_image] Ecco la nostra ricetta se volete provare a fare l’Hummus di Misto. Ingredienti per quattro persone: Per la crema:
Ceci cotti: 800 grammi
Rapa rossa bollita: 250 grammi
Tahina: 8 grammi
Mezzo lime spremuto
Aglio mezzo spicchio
Olio aromatizzato al rosmarino (in alternativa olio normale) q.b.
Sale q.b.
Pepe di Sichuan q.b. Guarnizione:
yogurt di soia: 20-50 grammi circa (due o più cucchiaini per porzione)
Timo q.b.
Crostini di pane q.b. Consigli per la presentazione:
Zest di limone
semi neri (Sesamo nero o papavero ad esempio)
Finocchietto   Il procedimento è in realtà molto semplice.

Procedimento

Dopo aver sbucciato l’aglio e averne tolta l’anima, è sufficiente pestare insieme (se siete di corsa potete usare un mixer) gli ingredienti e otterrete una crema color magenta. Quando impiattate, aggiungete ad ogni piatto uno o più cucchiaini di yogurt di soia. Noi ne lasciamo cadere piccole gocce sparse per tutto il piatto, finché la distribuzione è abbastanza omogenea potete divertirvi a usarlo in maniera più o meno artistica. Quindi aggiungete anche il timo e dei crostini di pane precedentemente bruscato.

Per abbellire ancora di più il piatto, potete usare la vostra immaginazione: noi usiamo della zest di limone, che regala un profumo fresco e si sposa alla perfezione con l’hummus. Inoltre il suo colore giallo vivace gratifica l’occhio quando unito con il nero dei semi (papavero o sesamo nero per esempio), il verde del finocchietto e il magenta della crema! Ti è piaciuto sentirci parlare della storia dell’hummus e di una ricetta diversa? Clicca QUI per leggere un articolo simile sul Gravlax di Salmone.

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Ghiaccio e cocktail | Un ingrediente da non sottovalutare

Il ghiaccio è uno degli ingredienti fondamentali per qualsiasi cocktail, eppure spesso si tende a sottovalutarne l’importanza. Quando abbiamo deciso di dedicare un post al ghiaccio pensavamo che sarebbe bastato scriverlo: lo usiamo tutti i giorni e lo conosciamo bene, easy peasy.
Solo non ci aspettavamo di ritrovarci con così tante cose FONDAMENTALI da dire e di trovare così difficile decidere cosa dire e cosa no, cercando di evitare di trasformare un breve post divulgativo in un trattato monografico diviso in sei volumi. Ci sarebbe da dire di più, non lo faremo oggi.

A cosa serve?

A freddare (ovviamente), a diluire nella misura desiderata e a creare la giusta texture nei drink shakerati.

Perché? Riguardo al freddare, oltre all’ovvio, la giusta temperatura di servizio ha anche la funzione di preparare il palato a percepire i gusti in maniera diversa.
A differenza di quanto si potrebbe pensare, la parte più significativa del raffreddamento di un drink NON è dovuta alla temperatura del ghiaccio, bensì al suo discioglimento. Infatti il grosso del calore che il ghiaccio assorbe è il cosiddetto calore latente, ossia l’energia che (in questo caso) il ghiaccio assorbe per passare dallo stato solido a quello liquido.

Diluire: Raffreddamento e diluizione vanno di pari passo, ma diluire un drink serve a smorzare l’aggressività dell’alcol sul palato. Aggiungere acqua permette quindi di percepire meglio i sapori e a rendere più gradevole ed ‘equilibrato’ il drink.

In alcuni casi ha un’influenza sulla texture: in particolare nei cocktail shakerati. Forma e dimensione del ghiaccio influenzano come il drink viene areato all’interno dello shaker. E’ un argomento interessante sul quale faremo senz’altro un approfondimento in futuro!

Forma e dimensioni del ghiaccio

Indipendentemente dalla forma del ghiaccio, il suo scioglimento e il conseguente raffreddamento del fluido circostante sono legati: 1 kg di ghiaccio tritato assorbirà la stessa energia (80 kcal) che se fosse un unico blocco di pari massa. L’effetto che la forma del ghiaccio (o la sua superficie) ha su un cocktail è collegato principalmente alla velocità con cui si scioglie. Infatti il cambiamento di stato da solido (ghiaccio) a liquido (acqua) avviene in superficie. Ciò comporta che maggiore è la superficie e maggiore sarà la velocità di scambio di calore e di diluizione del drink.

 

Cosa vuoi sapere sul ghiaccio nel tuo drink

  • Il bicchiere deve essere PIENO di ghiaccio: mettere molto ghiaccio non serve a risparmiare sugli altri ingredienti [anzi è un costo in più!]

Estetica: un bicchiere con dentro il ghiaccio a metà è brutto, crediamo fermamente sia una delle regole fondamentali che regolano l’universo.

Uniformità: il ghiaccio immerso nel drink ‘fredda’ il drink nei punti di contatto con la superficie del ghiaccio; quindi se il ghiaccio non è sufficiente, galleggerà nel drink e si avranno temperature diverse in diversi punti del bicchiere.

 

  • Tipo di ghiaccio: la superficie del ghiaccio è direttamente proporzionale alla quantità di calore assorbita dal cocktail e quindi alla sua diluizione. A parità di massa, cubi di ghiaccio più grandi diluiranno meno velocemente, in più… sono belli! A parte alcuni drink come il Mint Julep, noi preferiamo usare sempre cubi grandi (e tassativamente pieni!), usiamo spesso il ghiaccio tritato, ma prevalentemente come garnish.

Come già detto, ci sarebbe tanto in più da dire, ma ci è venuta sete… se volete ne continuiamo a parlare al bancone!

 

 

 

[Se vuoi approfondire questo argomento (e molti altri) ti consigliamo di leggere “Liquid Intelligence” di Dave Arnold, davvero una bella lettura tecnica di cosa c’è dietro e dentro un drink.]

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Perché dobbiamo ringraziare la malaria per il Gin Tonic | La Storia

La storia del gin & tonic è una delle nostre storie preferite, ma soprattutto è una storia a lieto fine 😀 (visto che finisce con noi che beviamo gin tonic e non abbiamo la malaria!)

[bp_quote author=”Sir Winston Churchill” text=”Il gin e tonic ha salvato più vite, e menti, inglesi che tutti i dottori nel regno” style=”block” quote_font=”custom_e”][/bp_quote]La nascita del Gin

La prima traccia sul gin che abbiamo trovato è di Philippus Hermanni, che già nel 1552 citava l’Aqua Juniperi. Ciononostante, molti accreditano l’invenzione del gin a Francisco Della Boe, quasi cento anni dopo.

Molti ne riconoscono addirittura un’origine italiana in quanto nel Compendium Salernitanum (non Salernita come purtroppo si legge spesso) del XII secolo si parla di un distillato del vino infuso di ginepro.

L’arrivo in Inghilterra

Ad ogni modo, per arrivare al nostro amato gin e tonic si deve aspettare ancora qualche secolo.

Sembrerebbe che gli inglesi siano venuti in contatto con il gin per la prima volta durante la Guerra dei Trent’anni, nella prima metà del ‘600.

Stupiti dalla calma o dal coraggio dimostrato dai soldati olandesi che assumevano questa bevanda prima della battaglia, la chiamarono ‘Dutch Courage’ (Coraggio Olandese), oggi lo chiamiamo gin!

In Inghilterra arrivò quindi il gin, fu un successo incredibile, con non pochi problemi di alcolismo popolare.

Gin Tonic e Malaria – 1857

Nella seconda metà del XIX secolo l’Inghilterra prese il controllo dell’India, dove era molto diffusa la malaria. Per curare la malaria il miglior farmaco è stato il chinino, fino all’invenzione della clorochina.

Per gli inglesi residenti in India era un farmaco fondamentale e veniva utilizzato come ‘acqua tonica’, disciolto in acqua. Il sapore del chinino è però incredibilmente amaro e difficilmente veniva bevuto volentieri.

Fu così che gli inglesi iniziarono, oltre a disciogliere il chinino in acqua, ad aggiungervi il loro distillato preferito, il gin!! Viva la serendipità che ci ha regalato il gin tonic. 😀

Il Gin & tonic oggi

Il gin tonic è diventato una delle bevande più apprezzate e diffuse oggi e poche volte è più opportuno dire che non tutti i mali vengono per nuocere!

Ci teniamo a precisare una cosa: nelle acque toniche di oggi la percentuale di chinino è bassissima e servirebbe bere circa sessantasette litri di gin tonic al giorno per assumere chinino sufficiente a proteggersi dalla malaria. Quindi non saltate le vostre pillole antimalariche nel vostro prossimo viaggio, indipendentemente da quanto gin e tonic beviate!

Dopo questa bella storia ti è venuta sete? Ti aspettiamo al bancone per provare la nostra selezione di Gin e tonic water!

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Gravlax | Il Salmone Svedese Sotterrato

Uno dei piatti del nostro menù Cibarie è più antico di quanto tu non possa immaginare, il gravlax di salmone!

“Fidati, è scientificamente provato che il pesce risolleva l’umore.” (cit. Duccio Patanè – Boris)

Oggi abbiamo voglia di raccontarti di un piatto che abbiamo particolarmente a cuore: il nostro Gravlax di Salmone. Per dirla tutta non ci sarebbe bisogno di specificare che sia di salmone, infatti la parola gravlax deriva dallo scandinavo gräva (scavare) e lax (salmone).  Quando scriviamo un menù, cerchiamo però di non asserragliarci nel linguaggio tecnico e di parlare più ‘come mangiamo’. Per questo motivo abbiamo deciso che preferivamo commettere una piccola ripetizione piuttosto che non essere chiari.

Ad oggi si prepara con una marinatura a secco della baffa intera del salmone sotto sale, zucchero e spezie.

La storia

Il gravlax nasce però in Scandinavia nel medioevo e inizialmente la preparazione era estremamente diversa da quella attuale.

Come già il nome lascia intendere, il ‘Salmone Sotterrato’ veniva per l’appunto riposto in una buca nella sabbia, poi coperta con corteccia di betulla e aghi di pino. Il risultato aveva un gusto molto forte e non era del tutto sicuro da mangiare, ma anche se il rischio di mangiarlo era considerevole, era comunque meglio che morire di stenti, vista la qualità della vita scandinava medioevale.

Oggi la fermentazione non è più utilizzata nella produzione del Gravlax, complice sia l’evoluzione delle tecniche di conservazione, che la diminuzione del prezzo del sale. Semplicemente negli anni un metodo più sicuro e con un gusto più delicato ha sostituito il metodo originario. Il salmone viene ancora oggi sotterrato, ma sotto sale!

Un piatto raffinato, ma semplice

Le carni del salmone cedono il liquido che contengono, asciugandosi e allo stesso tempo si insaporiscono. Il risultato è un piatto raffinato, ma alla portata di tutti, con caratteristiche vicine a quelle del salmone affumicato, ma privo dell’aroma di fumo e che quindi ci permette di valutare al meglio la qualità della materia prima.

E’ un piatto in cui la qualità del pesce si sente interamente in quanto è a tutti gli effetti crudo, anche se il sale ‘semi-cuoce’ le carni del salmone.

Il Gravlax da MISTO

Da Misto ci siamo subito affezionati al gravlax per le sue origini umili e la sua evoluzione nel tempo. Abbiamo fatto diverse versioni di questa ricetta negli ultimi due anni e non ci siamo ancora stancati di ‘giocarci’ e di cambiarla periodicamente. Il nostro ultimo gravlax è preparato con una marinatura segreta del nostro chef e servito con gel di lime e formaggio fresco. E’ un piatto simbolo del nostro menù!